272016Set
Mielofibrosi Primaria – Ematologia

Mielofibrosi Primaria – Ematologia

mielofibrosi-primariaMIELOFIBROSI PRIMARIA

E’ caratterizzata da gradi variabili di fibrosi midollari, emopoiesi extramidollare, anemia, presenza di eritroblasti in periferia e splenomegalia. La malattia può essere indotta da una prolungata esposizione della trombopoietina o da una diminuita espressione di un fattore trascrizionale che controlla la maturazione dei megacariociti chiamata “GATA1”; in verità questi sono studi sperimentali nel topo, ma nell’uomo non sembrano ancora totalmente dimostrati.

La mutazione “JAK2-V617F” è stata trovata nel 50/60% dei casi e in circa il 20% la mutazione “MPL”( che potrebbe favorire la crescita della fibrosi midollare) e “CARL”. La mielofibrosi primitiva è caratterizzata da una mobilizzazione di cellule staminali midollari “CD34” positive anche nel sangue periferico. La diagnosi è fondamentalmente istologica. Da un punto di vista clinico i sintomi possono essere vari: mieloproliferativi, citopenici e costituzionali. Nel primo caso è presente epatosplenomegalia spesso assai marcata che può essere il primo sintomo e il più importante. Una splenomegalia massiva può determinare dolore addominale, comprimere gli organi vicini e favorire la comparsa di ascite, versamenti pleurici e pericardici. Le citopenie di gravità più o meno diversa, ( l’anemia è la più frequente) possono essere dovute a varie cause: midollo inefficace, sequestro splenico, emolisi, talora perdita emorragica.

La riduzione delle piastrine rappresenta un rischio emorragico importante mentre più rara è la leucopenia raramente veramente severa. Al contrario spesso si osserva leucocitosi con presenza in periferia di elementi immaturi, soprattutto della serie granulosa e la tipica modificazione dei globuli rossi a goccia chiamati “Dacriociti”. Altri aspetti sono: perdita di peso, astenia grave, talora febbre, etc.

La classificazione del rischio ha subito negli ultimi anni numerose modificazioni, ma oggi si dà grande importanza alle mutazioni genetiche che possono avere vari aspetti di prognosi più o meno severa, la fibrotizzazione midollare più o meno alta e le mutazioni molecolari.

Sommando questi aspetti si può avere un quadro prognostico adeguato. Il farmaco che sta dando una svolta importante in questa malattia si chiama “RUXOLITINIB”. Viene utilizzato per pazienti con mielofibrosi a rischio prognostico intermedio-alto. E’ stato il primo farmaco inibitore di “JAK2” ad essere stato approvato ma adesso ne sono stati messi a punto molti altri e l’approvazione è basata su alcuni studi clinici molto rigorosi che hanno dimostrato l’importanza di questo farmaco nel determinare una riduzione di almeno il 40% della splenomegalia e di tutta la sintomatologia clinica correlata, in particolare sudorazione notturna, prurito, astenia. Ovviamente per i pazienti a rischio intermedio-alto che abbiano anche anomalie citogenetiche e molecolari, il trapianto di cellule staminali allogenico è l’unico approccio potenzialmente curativo.

A cura del Dottor Angelo Carella Ematologo https://www.facebook.com/DrAngeloMicheleCarellaEmatologo